IL PAESE DI GALLO

Una storia di acqua e terra

I primi secoli di storia 

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Sull’etimologia del nome Gallo non c’è un parere condiviso dagli storici: G. Pardi lo fa derivare da “gallius”, come connessione con l’antico popolo dei Galli; e Cavicchi la fa risalire ad un appostamento di guardie; altri studiosi, fra cui  A. Franceschini, fanno derivare il toponimo dal significato generico di “bosco”. Infatti il paese ebbe origine al centro di un antico dosso boscoso, nei pressi del canale navigabile di Malalbergo. Nella seconda metà del 1600, il marchese Alessandro Cervelli, amministratore dei beni non feudali della signoria estense nella zona della Sammartina, fece volgere uno dei rami del fiume Reno nella conca del Gallo, nel tentativo di far fronte agli impaludamenti, tanto estesi da arrivare alle porte di Ferrara. L’invaso, detto “riazzo del gallo”, fu realizzato grazie a grandi lavori di sterro e risultò di tali dimensioni da essere visibile ancora oggi, nell’avvallamento conosciuto come “sgarbata”. La vita di questo piccolo borgo dipese sempre, sia dall’umore del fiume (come non ricordare le due grandi rotte a noi più recenti del 1949 e del 1951), che dal variare delle strade e dei mezzi di comunicazione, tanto da rimanere abbandonato e privo delle risorse che gli giungevano dal vicino centro di Malalbergo, dal quale era sorto e dal quale fu separato nel 1700, con la costruzione degli argini del Reno. Il paese ebbe successivamente una qualche importanza, grazie al servizio di posta a cavalli che qui aveva luogo e che collegava Ferrara a Bologna. Ciò è documentato da una vecchia guida itineraria, stampata a Milano, in francese, nel 1823, in cui si magnificano le bellezze panoramiche, la comodità dei mezzi, ma si metteva  anche sull’avviso dal pericolo di essere svaligiati. Tale importanza venne meno a partire dal 1862, con l’inaugurazione del tratto ferroviario Ferrara-Bologna. Solo quando la strada di collegamento Ferrara-Bologna divenne agevole e sicura, Gallo cominciò a crescere, a partire dalla sua piazza alberata, circondata dalle prime case a portico.

Mappa del Cavo Benedettino – 1752 ca.

Scorcio del fiume Reno

Storico scorcio di Gallo

Storico scorcio di Gallo e della Chiesa

L’alluvione del fiume Reno negli anni 1949 e 1951

Dalla Chiesa all’alluvione del Reno

E proprio in fondo alla piazza venne costruita, nel 1712, la chiesa, intitolata a Santa Caterina de’ Vigri, nata da nobile famiglia ferrarese, che visse, prima nel monastero del Corpus Domini a Ferrara e successivamente a Bologna, dove fondò un altro monastero nel 1456.  Il primo documento che ne attesta la costruzione iniziale risale al 1712, per volere della contessa Elisabetta Maria Pepoli in Marescalchi, la quale la fece erigere come semplice Oratorio nei suoi vasti possedimenti in zona; infatti all’epoca non esisteva la barriera degli argini a separare Malalbergo da Gallo, per cui i due paesi venivano a far parte del medesimo territorio. La fondazione della parrocchia pare risalire al 1742, inizialmente citata come Cura del Gallo e che con l’elevazione al rango di parrocchia, corrispose altresì un notevole ampliamento dell’oratorio iniziale. Con l’occasione fu consacrata a Santa Caterina, da pochi anni assunta agli onori degli altari, mentre il primigenio oratorio era stato consacrato a Santa Maria.  La chiesa necessitò di vari restauri, in special modo nel 1823 e nel 1841, con opere di ampliamento e abbellimento, non solo alla chiesa, ma anche alla canonica, grazie al conte Carlo Marescalchi. Nel 1952,venne completamente ricostruita, perché pesantemente danneggiata dall’alluvione del ’51.  La struttura architettonica rispecchia i tipici canoni settecenteschi degli oratori, con un fronte sobrio e un frontone triangolare. Al momento dell’ampliamento, vennero affiancate alla navata principale, altre due navate laterali, che terminano entrambe ai lati del presbiterio. Altri restauri sono datati 1969 e 1972, mentre nel 1982 è stato aggiunto un portico sulla facciata della chiesa. All’interno, oltre ad alcune statue in cartapesta di fine ‘800, una croce processionale in legno dorato(della seconda metà dell’800), un organo a canne, nella facciata interna inoltre è conservato un altare di marmi pregiati, proveniente dalla basilica di San Petronio. La festa patronale si celebra il 9 Marzo.
Come si può facilmente comprendere da quanto riportato finora, il fiume Reno rappresenta, da sempre, fonte di vita per il nostro territorio e per questo deve essere considerato uno degli elementi fondamentali della nostra memoria storica. Fonte di vita, certamente, ma anche di drammi e di distruzione, con le sue piene  e le sue rotte, che hanno fortemente influenzato l’assetto urbanistico ed architettonico, ma anche il tessuto economico e sociale.
Fin dal xv sec., prima gli Estensi,poi lo Stato Pontificio, hanno prodotto opere pubbliche allo scopo di inalveare il Reno nel Po, cercando di allontanare le acque sia dal territorio ferrarese che da quello bolognese.
In tempi a noi più recenti, le ultime rotte del 1949 e del 1951, sono ancora ben presenti nella mente e nel cuore di chi c’era e ancora c’è, ma devono altresì costituire un bagaglio culturale per tutti coloro che non c’erano e che sono venuti dopo,per rafforzare il legame con il nostro territorio e con la nostra storia; ma anche per non dimenticare.


La storia raccontata per immagini è più efficace di quella raccontata dalla parola, ecco perché l’idea di allestire presso il Centro Civico di Gallo (P.zza IV Novembre), una mostra fotografica permanente, (di cui potete vedere alcune foto).
Il nostro scopo è che questa mostra possa aiutarci ad imparare e a sedimentare ciò che è parte della nostra storia.
Desideriamo ringraziare tutte le persone che in questi mesi si sono prodigate per raccogliere il materiale esposto, sacrificando parte del loro tempo e del loro impegno, senza i quali questa mostra non sarebbe stata possibile.


A tutti loro, grazie di cuore!

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